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27.02.2007
Genève: la "chaise cassée" a repris sa place devant l'ONU
| Genève: la "chaise cassée" a repris sa place devant l'ONU ATS - 26.02.2007, 14:02 |
GENÈVE - La "chaise cassée" (ou Broken Chair), symbole des victimes des mines antipersonnel, a repris sa place devant l'entrée du Palais des Nations à Genève. Elle avait été démontée en mars 2005 pour faire place aux travaux de réaménagement de la place.
"Cette chaise est un symbole vivant de l'engagement de la société civile contre les mines", a affirmé devant les médias Cornelio Sommaruga. Le président du Centre de déminage humanitaire a souligné l'impact visuel très fort de la sculpture, qui est devenue l'emblème de la Genève internationale.
Propriétaire de la fameuse chaise géante au pied cassé, Handicap International s'est réjoui du retour de la sculpture haute de 12 mètres. Sa réinstallation n'allait pas de soi. Elle avait été remise en cause par certaines voix au sein de l'ONU.
Certains ne goûtaient guère la présence d'un monument boiteux devant l'entrée des Nations unies, craignant que le public assimile ce symbole au fonctionnement de l'institution. Handicap International soupçonne aussi les Etats-Unis, la Russie et la Chine, qui n'ont pas ratifié le traité d'Ottawa d'interdiction des mines, de s'être montrés hostiles à l'oeuvre en coulisse.
11:35 Publié dans Genève, ONU | Lien permanent | Commentaires (0) | Envoyer cette note
26.02.2007
Egitto, blogger condannato: le reazioni
Egitto, blogger condannato: le reazioni
Le associazioni umanitarie si muovono. RSF consiglia all'ONU di rifiutare l'ospitalità che il paese ha offerto per l'Internet Governance Forum del 2009
Il caso del giovane Kareem Amer, al secolo Abdel Kareem Nabil Suleiman (nella foto qui sotto), reso noto nella regione dall'emittente Al Jazeera, sta stimolando una ridda di commenti.
Sandmonkey, blogger che ha seguito il processo per Pajamas Media, dà a tutti il benvenuto in quello che definisce clima del Medioriente. Presente al processo, racconta che i giornalisti si sono precipitati fuori dall'aula di tribunale, interessatissimi ad intervistare i passanti, tutti soddisfatti e pronti a infervorarsi contro il giovane sobillatore.
Identica a quella di Sandmonkey l'impressione riguardo al clima locale del blogger Big Pharaoh, secondo cui Kareem non gode della simpatia dei suoi concittadini, più avvezzi alla severità delle autorità pseudodemocratiche che al concetto di libertà di espressione. E di mezzo ci finisce anche la difesa dell'Islam, tirata in ballo in uno dei post di Kareem sconfessato persino da suo padre.
Fra coloro che invocano la legge religiosa, riporta Freekareem.org, il sito che raccoglie i sostenitori di Kareem, c'è infatti proprio il padre del blogger. Lo ha disconosciuto, si è presentato al processo con gli alti figli, il Corano saldo nella mente, e ha invocato l'applicazione della Sharia: tre giorni per pentirsi, o la condanna a morte.Ma è l'immagine del paese a risentirne. Le reazioni fuori dall'Egitto sono infatti di segno del tutto diverso: sono innumerevoli i blogger che commentano e aggiornano, accorati, riguardo all'evento; si sono moltiplicate le petizioni e le manifestazioni (una si è svolta anche in Italia, lo testimonia un video su YouTube), si sono mosse la associazioni per i diritti umani, da Human Rights Watch ad Amnesty International.
Reporters sans Frontiéres (RSF) è ancor più critica: definisce l'esito del processo un disonore per l'Egitto, mettendo in luce l'incoerenza fra le convenzioni internazionali ratificate dal paese e l'articolo della Costituzione che dovrebbe tutelare la libertà di espressione, che cozzano con la selva di leggi che delimitano la libertà di espressione e rendono la sua tutela inefficace. Un'incoerenza che si rispecchia ulteriormente nelle promesse del presidente Mubarak, che proprio tre anni fa annunciava di voler temperare le pene per i reati a mezzo stampa. Nulla si è smosso finora.
Ma le dissonanze non terminano qui, sottolinea RSF. Si inquadrano in quella che sembra una "tradizione del paradosso", che adombra gli afflati libertari della Nazioni Unite, volti a tutelare la libertà della Rete. La Tunisia è stata sede del World Summit on the Information Society (WSIS), pur essendo un paese prono alle censure digitali. In Grecia si è inaugurato il primo Internet Governance Forum (IGF), mentre veniva arrestato l'amministratore di un aggregatore di notizie per aver pestato i piedi, involontariamente, ad un personaggio influente.
L'Egitto è nella lista dei tredici nemici di Internet stilata da RSF: arresta e condanna blogger in maniera disinvolta, e nel 2009 si prevede ospiterà l'Internet Governance Forum per discutere della necessità che l'informazione fluisca libera in Rete. RSF chiede che le Nazioni Unite prendano posizione e rifiutino l'offerta di ospitalità dell'Egitto, per non screditarsi e per lanciare un segnale affinché qualcosa si smuova.
Gaia Bottà
Publié dans "Punto informatico".
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Blog à part
Blog à part
La liberté de la presse était déjà bien mince en Égypte. Avec la condamnation à quatre ans de prison prononcée hier par le tribunal d’Alexandrie contre un blogueur pour avoir « incité à la haine de l’islam » et insulté le président égyptien Hosni Moubarak sur Internet, c’est la liberté d’expression qu’offre Internet qui est cette fois visée. Incarcéré depuis novembre dernier à cause de huit articles diffusés sur son blog, Abdel Karim Souleïman, un ancien étudiant en droit âgé d’une vingtaine d’années, était le premier blogueur à comparaître devant un tribunal en Égypte. Le tribunal lui reproche d’avoir affirmé que l’université Al Azhar du Caire, qui fait autorité dans la communauté sunnite, diffusait des idées extrémistes et s’en être pris à Moubarak en le comparant à un pharaon. Des organisations des droits de l’homme et des blogueurs membres de l’opposition craignent que la condamnation de Souleïman ne fasse jurisprudence et entrave la liberté d’expression sur Internet. « C’est une jurisprudence dangereuse car elle aura des répercussions sur le seul espace de liberté dont nous disposons, que constitue Internet », a estimé un blogueur. Après l’organisation en Tunisie du Sommet mondial sur la société de l’infor- mation (SMSI) en 2005, l’ONU serait bieninspiré de ne pas donner suite à la candidature égyptienne d’organiser le forum sur la gouvernance d’Internet (IGF) en 2009.
Nicolas Guillermin
Article publié dans l'édition du 23 février de l'Humanité.
09:12 Publié dans Proche-Orient, Web | Lien permanent | Commentaires (0) | Envoyer cette note


